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DIGIT, il modello campano di inclusione digitale approda all'AISRe: una infrastruttura sociale da rendere permanente

Governance di prossimità (uso di strutture esistenti come ospedali, comuni e scuole), flessibilità adattiva e centralità della relazione umana tramite facilitatori professionisti


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Data di pubblicazione

26 giugno 2026

Tempo di lettura

2 min

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Il progetto DIGIT della Regione Campania, attuato da IFEL Campania nell'ambito della Misura 1.7.2 del PNRR, si conferma un modello di innovazione sociale capace di generare valore pubblico, coesione territoriale e inclusione democratica.

È quanto emerge dal paper scientifico presentato da Annapaola Voto, Direttore generale di IFEL Campania, alla XLVII Conferenza scientifica annuale dell'AISRe, svoltasi a Firenze, dedicato a "Il Progetto DIGIT in Campania. Un modello di inclusione digitale e transizione sostenibile".

L'esperienza campana dimostra che il divario digitale non è un fenomeno inevitabile, ma una disuguaglianza che può essere affrontata attraverso politiche pubbliche mirate, fondate sulla prossimità, sulla relazione umana e sulla capacità di adattarsi ai bisogni reali dei cittadini.

I risultati raggiunti sono significativi: oltre 649 mila cittadini facilitati, 440 punti di facilitazione attivi sul territorio e più di 878 mila servizi digitali erogati, superando ampiamente i target previsti dal PNRR.

Ma il dato più rilevante riguarda la qualità dell'impatto sociale prodotto. Quasi il 45% dei cittadini assistiti ha più di 55 anni, la fascia maggiormente esposta al rischio di esclusione digitale. Inoltre, oltre un terzo delle richieste ha riguardato l'accesso ai servizi sanitari digitali, dimostrando come la facilitazione rappresenti oggi uno strumento essenziale per garantire l'effettivo esercizio di diritti fondamentali, a partire dal diritto alla salute.

Il modello DIGIT si fonda su tre pilastri: una governance di prossimità, costruita attraverso la presenza dei servizi nei luoghi già riconosciuti e frequentati dai cittadini; una capacità adattiva che consente di riallocare rapidamente risorse e interventi in funzione della domanda emergente; la centralità della relazione umana, resa possibile da facilitatori formati e professionalizzati, in grado di accompagnare le persone superando tecnofobia, fragilità e disorientamento.

Particolarmente significativa è stata la scelta di utilizzare infrastrutture pubbliche già esistenti – ospedali, comuni, scuole, centri per l'impiego – evitando nuovi investimenti immobiliari e rafforzando invece la rete territoriale dei servizi.

L'esperienza campana pone tuttavia una questione strategica: cosa accadrà dopo il PNRR?

La rete costruita in questi anni – composta da presidi territoriali, professionalità qualificate e relazioni di fiducia con i cittadini – rappresenta un patrimonio pubblico che non può essere disperso. La facilitazione digitale si è dimostrata non un servizio temporaneo, ma una vera infrastruttura sociale necessaria per accompagnare la transizione digitale del Paese.

Rendere strutturale questa esperienza significa consolidare una politica pubblica capace di garantire cittadinanza digitale, ridurre le disuguaglianze territoriali e assicurare che la trasformazione tecnologica proceda senza lasciare indietro nessuno.

Autore

Redazione