Ottant’anni fa, il 2 giugno del 1946, col voto determinante delle donne, venne scelta la Repubblica. Ed era appena la seconda volta che esse votavano in Italia, dopo le amministrative del 10 marzo dello stesso anno. Una vera e propria conquista, dopo vent’anni di dittatura fascista, che – come ha di recente ricordato il presidente della Repubblica Mattarella – “fu un’autentica rivoluzione, che poneva fine a una secolare storia di discriminazione”. Tuttavia, se è innegabile che “la Repubblica ha dato molto alle donne - ha detto sempre il capo dello Stato - le donne hanno dato molto alla Repubblica, e l’equilibrio non è ancora alla pari”.
E che le donne abbiano dato molto alla Repubblica fin dall’inizio, lo testimonia un altro importante 80esimo anniversario, non sempre ricordato a dovere: sempre nel 1946, infatti, tra i Padri costituenti che realizzarono la nostra Costituzione, ci furono anche alcune “madri”; soltanto 21 su 556 deputati, ma ugualmente decisive nella discussione e poi nella stesura definitiva della nostra carta fondamentale. Donne caparbie, intrepide e schiette, diversissime per origine, carattere e appartenenza politica, ma accomunate da una convinzione ostinata: la democrazia, senza la metà femminile del mondo, è una promessa scritta a matita. Sono figure straordinarie, spesso dimenticate, che hanno combattuto e versato sangue, guidato lotte operaie, fondato giornali e movimenti politici per ottenere diritti a lungo negati.

Nel ricordare dunque questi importanti anniversari, voglio sottolineare che comunque molte conquiste sono incredibilmente recenti, dal divorzio all’aborto negli anni ’70, al delitto d’onore, che venne abolito soltanto nel 1981, fino alla legge sulla violenza sessuale, diventata finalmente reato contro la persona e non più contro la morale e arrivata soltanto nel 1996. E potremmo proseguire a lungo a citare questi primati negativi, come la prima donna ministra, Tina Anselmi, che venne nominata soltanto nel 1976, o la prima sottosegretaria, Angela Cingolani Guidi, scelta appena nel 1951.
Restano ancora tanti gli ostacoli da abbattere: il divario salariale (in Italia lavora il 53 per cento delle donne, contro una media europea del 70; e in media le donne guadagnano il 25 per cento in meno), la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro. Problemi tuttora irrisolti, che incidono sulla crescita sociale, culturale ed economica del Paese.
«Celebrare il 2 giugno significa ricordare che la Repubblica italiana nasce anche dal coraggio e dalla determinazione delle donne, dal loro voto e dalla loro partecipazione alla costruzione democratica del Paese», dice il Direttore Generale di IFEL Campania, Annapaola Voto. «Ma la memoria, da sola, non basta. Ottant’anni dopo abbiamo il dovere di trasformare quella conquista in uguaglianza sostanziale, superando divari ancora troppo evidenti nel lavoro, nei salari, nell’accesso ai ruoli decisionali e nella conciliazione tra vita professionale e familiare. Come Fondazione IFEL Campania crediamo che la parità di genere non sia soltanto un principio da affermare, ma una responsabilità concreta da praticare ogni giorno nelle organizzazioni, nelle amministrazioni e nelle politiche pubbliche. Investire sulle donne significa investire nella qualità della democrazia e nella crescita economica e sociale dei territori».
La fondazione IFEL Campania ha da tempo indicato tra le politiche fondamentali la parità di genere, adottando i principi del codice delle pari opportunità e nominando un comitato guida che lavora per sviluppare e rafforzare i principali indicatori di gender equality. In particolare, quelli volti al miglioramento della performance aziendale anche sui temi dell’inclusione e della riduzione del gender pay gap, ricordando che spesso sono proprio gli stereotipi di genere a contribuire alla femminilizzazione della povertà.
Non a caso la Fondazione ha ottenuto il riconoscimento della certificazione UNI PDR 125, relativa proprio alle Politiche di parità di genere nelle organizzazioni, ed ha organizzato e organizza periodicamente webinar, convegni e questionari sui temi del gender gap e del benessere aziendale di lavoratrici, lavoratori e consulenti. L’obiettivo è quello di sostenere un cambiamento culturale, non solo formale, ma strutturato in azioni concrete e dirette al miglioramento di ogni singolo processo: dal recruitment alla carriera, dall’equità salariale alla genitorialità, dal work-life balance alla prevenzione degli abusi e delle molestie.